Export: Unimpresa, servono infrastrutture ad hoc per logistica e distribuzione

Il presidente Ferrara a un convegno all’Università Federico II di Napoli. “Per l’internazionalizzazione delle pmi è cruciale il ruolo dei commercialisti”.

“Migliorare le infrastrutture della logistica e dei servizi di distribuzione calibrandoli per i prodotti di fascia alta, ma con produzioni limitate per fronteggiare l’effettiva capacità produttiva che non ha sicuramente i volumi per soddisfare una vendita di massa. Adeguare il sistema azienda con le competenze necessarie ad approcciare ai mercati esteri formando imprenditore e organico con percorsi adeguati e specifici, ma anche mettendo a disposizione figure professionali di supporto che possano operare come consulenti esterni. Far crescere la conoscenza dei mercati esteri con missioni adeguate del tipo partecipazioni ad eventi fieristici o incontri B to B, in ogni caso realizzate mettendo a disposizione i necessari supporti per la gestione commerciale pre e post evento. E ancora: calibrare gli aspetti finanziari legati all’internazionalizzazione a partire dall’accesso al credito e dal costo del denaro (garanzie e interessi), fino al concepimento di misure strumenti di sostegno (voucher e quant’altro) che possano intervenire in maniera integrata e continuativa”. E’ questo il piano in quattro punti per l’internazionalizzazione delle pmi, illustrato oggi, all’Università Federico II di Napoli, dal presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, nel corso del suo intervento al XXXV° seminario internazionale dei paesi latini di Europa e America “Internazionalizzazione delle pmi: ruolo dei commercialisti e opportunità del mondo latino a confronto” organizzato dal Comité de integraciòn Latino Europa-Amèrica, dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e dall’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili circondario Tribunale di Napoli.

Secondo il presidente di Unimpresa “è impensabile guardare all’internazionalizzazione con le stesse logiche delle grandi imprese, va focalizzata l’attenzione sulle evidenze dei bisogni specifici. Se ne parla da tempo ma nel tempo poco si è realizzato”. “In questo scenario – ha detto Ferrara nel corso dell’evento patrocinato, tra altri, anche da Unimpresa – il ruolo del commercialista è tanto rilevante quanto decisivo per le performance delle aziende. Mettere a disposizione le informazioni alle imprese con una appropriata attività di consulenza ed orientamento è l’elemento che nel tempo può consentire di definire gli obiettivi di internazionalizzazione dell’impresa e di raggiungerli”.




Export: Ferrara (Unimpresa), servono fiere di settore e incontri B2B per pmi

“​Conoscere i mercati internazionali vuol dire avere a disposizione supporti informativi e, soprattutto, poter effettuare missioni in loco. Occorre, quindi, creare dei sistemi di supporto basati su due parametri: fiere di settore e incontri business to business (B2b). Difficilmente una piccola azienda può sostenere il costo complessivo di organizzazione e di partecipazione a una fiera. Il costo, tuttavia, non rappresenta l’unico ostacolo. Le fiere vanno organizzate e, soprattutto, necessitano di gestione commerciale pre e post l’evento. Occorre determinare, quindi, strumenti di supporto alla partecipazione fieristica e, soprattutto, incentivare le missioni nei paesi terzi. Infine bisogna mettere a disposizione sistemi di conoscenza dei mercati realmente performanti, che possano supportare le aziende nella scelta dei mercati obiettivo”. E’ quanto ha detto oggi a Bologna, il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, nel corso del suo intervento al Centro Congressi di Fico Eataly World dove si è svolto il roadshow “Desk Brasile”, organizzato dal Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili per promuovere il processo di internazionalizzazione degli studi professionali e fornire alle aziende clienti forme di assistenza in rete e collaborazione su temi societari, amministrativi e fiscali.

Secondo Ferrara, “la scarsa capacità produttiva impedisce di operare in modo efficiente sui mercati di sbocco. Spesso le aziende sono impossibilitate a soddisfare le esigenze delle piattaforme distributive. Occorre creare delle piattaforme logistiche specializzate nella distribuzione di prodotti di fascia alta, ma con produzioni limitate. Queste piattaforme, inoltre, dovrebbero ottimizzare i servizi di supporto, come logistica e pratiche amministrative, contenendone i costi”. Per il presidente di Unimpresa, “bisogna costruire un fondo rotativo che finanzi l’acquisto di impianti e di attrezzature, l’acquisto scorte e l’anticipo fatture. Questo supporto permetterebbe alle aziende di incrementare la loro capacità produttiva, costi bassi del denaro (interessi passivi) e facilità di accesso al credito (garanzie)”. A giudizio di Ferrara “negli anni scorsi sono stati inseriti meccanismi di supporto all’internazionalizzazione abbastanza efficienti (voucher e formazione attraverso i progetti Ice Tem). Queste misure devono essere ulteriormente potenziate e diventare continue, in quanto consentono alle aziende di inserire sistemi di competenze specifiche e di accrescere la capacità di competere. Si creerebbe, inoltre, occupazione qualificata e stabile, soprattutto per i giovani laureati. A queste misure dirette occorre aggiungere progetti di formazione nelle altre aree aziendali (amministrazione, produzione, qualità)”.

 

 




Crisi: Unimpresa, boom di lavoratori precari e rischio povertà per 9,3 mln di italiani

Cresce l’area di disagio sociale. Non solo disoccupazione, diventa più larga la mappa degli italiani che fanno i conti con l’assenza di posti di lavoro che è aumentata dell’1,4% dal 2016 al 2017: nel bacino dei deboli 128mila persone in più. I disoccupati sono in calo di 69mila unità, ma sono 197mila in più gli occupati precari. Il presidente Ferrara: “Servono risorse per creare lavoro stabile e non sussidi per lasciare i poveri nella loro condizione“.

Meno disoccupazione, compensata da una “fabbrica” di lavoratori precari. Ora sono oltre 9,3 milioni gli italiani non ce la fanno e sono a rischio povertà: è sempre più estesa l’area di disagio sociale che non accenna a restringersi. Dal 2016 al 2017 altre 128mila persone sono entrate nel bacino dei deboli in Italia: complessivamente, adesso, si tratta di 9 milioni e 293 mila soggetti in difficoltà. Crescono soprattutto gli occupati-precari: in un anno, dunque, è aumentato il lavoro non stabile per 197mila soggetti che vanno ad allargare la fascia di italiani a rischio. Ai “semplici” disoccupati – che hanno fatto registrare una diminuzione di 69mil unità – vanno aggiunte ampie fasce di lavoratori, ma con condizioni precarie o economicamente deboli che estendono la platea degli italiani in crisi. Si tratta di un’enorme “area di disagio”: ai quasi 3 milioni di persone disoccupate, bisogna sommare anzitutto i contratti di lavoro a tempo determinato, sia quelli part time (900mila persone) sia quelli a orario pieno (2 milioni); vanno poi considerati i lavoratori autonomi part time (722mila), i collaboratori (251mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,68 milioni). Questo gruppo di persone occupate – ma con prospettive incerte circa la stabilità dell’impiego o con retribuzioni contenute – ammonta complessivamente a 6,55 milioni di unità. Il totale del’area di disagio sociale, calcolata dal Centro studi di Unimpresa sulla base dei dati Istat, a fine 2017 comprendeva dunque 9,29 milioni di persone, in aumento rispetto  fine 2016 di 197mila unità (+1,4%). “Le aziende italiane hanno bisogno di risorse e incentivi per crescere e svilupparsi dunque per avere i presupposti necessari a creare nuova occupazione stabile. C’è bisogno di più lavoro per gli italiani: in questo senso, vanno accolti con favore tutti gli strumenti e le misure volte a rendere meno onerose le assunzioni di lavoratori, meglio se si tratta di interventi strutturali e non di aiuti una tantum. Riteniamo sbagliato insistere con forme di sussidio, perché strumenti come il reddito di inclusione alimentano l’assistenzialismo e disincentivano, di fatto, la crescita economica. I poveri non vanno lasciati nella loro condizione” commenta il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara.

Il deterioramento del mercato del lavoro non ha come conseguenza la sola espulsione degli occupati, ma anche la mancata stabilizzazione dei lavoratori precari e il crescere dei contratti atipici. Una situazione di fatto aggravata dalle agevolazioni offerte dal Jobs Act che hanno visto favorire forme di lavoro non stabili. Di qui l’estendersi del bacino dei “deboli”. Il dato sui 9,29 milioni di persone è relativo al terzo trimestre del 2017 e complessivamente risulta in aumento dell’1,4% rispetto al terzo trimestre del 2016, quando l’asticella si era fermata a 9,16 milioni di unità: in un anno quindi 105mila persone sono entrate nell’area di disagio sociale.

Nel terzo trimestre del 2016 i disoccupati erano in totale 2,80 milioni: 1,53 milioni di ex occupati, 578mila ex inattivi e 693mila in cerca di prima occupazione. A settembre 2017 i disoccupati risultano in discesa di 69mila unità (-2,5%). Incide il calo di 139mila unità degli ex occupati, mentre crescono di 41mila unità gli ex inattivi; e salgono pure coloro che sono in cerca di prima occupazione, cresciuti di 29mila unità.

In salita il dato degli occupati in difficoltà: erano 6,35 milioni a settembre 2016 e sono risultati 6,55 milioni a settembre scorso. In totale 197mila soggetti in più (+3,1%). Una crescita dell’area di difficoltà che rappresenta un’ulteriore spia della grave situazione in cui versa l’economia italiana, nonostante alcuni segnali di miglioramento: soprattutto le forme meno stabili di impiego e quelle retribuite meno – favorite dalle misure inserite soprattutto nel Jobs Act – pagano il conto della recessione. I contratti a temine part time sono saliti di 146mila unità da 754mila a 900mila (+19,4%), i contratti a termine full time sono cresciuti di 196mila unità da 1,80 milioni a 2 milioni (+10,9%), i contratti a tempo indeterminato part time sono calati dell’1,0% da 2,70 milioni a 2,68 milioni (-27mila). Scendono i contratti di collaborazione (-56mila unità) da 307mila a 251mila (-18,2%) e risultano in diminuzione anche gli autonomi part time (-7,9%) da 784mila a 722mila (-62mila).




Industria: Unimpresa, dati positivi ma ripresa virtuosa è lontana

“I dati di novembre relativi all’industria sono positivi e quando vediamo un segnale incoraggiante per la nostra economia siamo contenti. Tuttavia, come dimostrato negli scorsi anni, i colpi di coda della crisi internazionale e della recessione interna potrebbero tornare a indebolire la congiuntura. La ripresa è ancora lontana e un cammino virtuoso è ancora da imboccare. Il made in Italy dimostra di essere apprezzato enormemente sui mercati esteri e, nonostante le difficoltà legate al rafforzamento dell’euro rispetto ad altre importanti valute, le esportazioni continuano a fare da traino per la crescita del prodotto interno lordo”. Lo dichiara il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, commentando i dati relativi all’industria di novembre diffusi oggi dall’Istat. “Da questi dati – continua il presidente di Unimpresa – deve prendere spunto il prossimo governo per mettere in piedi un percorso di riforme importanti, a cominciare dalla riduzione del carico fiscale sia sulle imprese sia sulle famiglie”.




Abi: Ferrara (Unimpresa), complimenti a Patuelli per rinnovo mandato

“Al presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che oggi ha ricevuto all’unanimità il via libera al terzo mandato, vanno i nostri più sinceri complimenti. I suoi primi cinque anni alla guida dell’associazione sono stati più che apprezzabili. Al numero uno della massima organizzazione finanziaria del nostro Paese chiediamo, adesso, di costruire un nuovo, più fruttuoso dialogo tra le banche e le piccole e medie imprese italiane, spina dorsale della nostra economia”. Lo dichiara il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, commentando il rinnovo del mandato alla presidenza dell’Associazione bancaria italiana (Abi) per Antonio Patuelli.




Inflazione: Unimpresa, crescita Germania è il doppio dell’Italia

“Al netto di alcuni prodotti, l’inflazione in Italia si è attestata lo scorso anno allo 0,7% rispetto al 2016, mentre in Germania la crescita dei prezzi, rispetto al nostro Paese, è stata superiore al doppio, visto che il tasso è arrivato all’1,8%. Sono dati che ci devono far riflettere e che dimostrano come nell’Unione europea, e in particolare nell’area euro, ci sono due velocità. Una situazione non più sostenibile che va affrontata seriamente: la moneta unica è un bene, ma i paletti dell’Ue hanno strozzato la nostra economia e quella di altri Stati in difficoltà, finendo con l’avvantaggiare solo l’economia tedesca”. Lo dichiara il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, commentando i dati relativi all’inflazione diffusi oggi in Italia e in Germania.




Imprese: Unimpresa, dovere avere fiducia in made in Italy

Lettera aperta del presidente Ferrara alle associate. “E’ giusto credere nella forza delle aziende italiane”. Ma “l’Italia deve recuperare 13 punti di competitività rispetto all’area euro”. Critiche al governo e al Parlamento: “Dalla legge di bilancio aspettavamo di più e siamo rimasti delusi”. Nelle prossime settimane le proposte dell’associazione ai partiti politici in vista delle elezioni di marzo 2018 con le idee su fisco, lavoro, Mezzogiorno, internazionalizzazione, sanità, turismo, sport.

“Conosciamo il valore del made in Italy che all’estero continua a essere apprezzato in tutti i mercati: siamo sicuri che con il corretto sostegno da parte delle istituzioni, il futuro del Paese può essere roseo. Ne siamo convinti. È doveroso avere fiducia, è giusto credere nella forza delle imprese italiane”. E’ il messaggio lanciato dal presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, in una lettera aperta inviata alle imprese associate, intitolata “Il nostro impegno per il 2018” con la quale viene annunciato un documento, contenente le proposte dell’associazione, che nelle prossime settimane sarà spedito ai partiti politici in vista delle elezioni di marzo 2018. Nella comunicazione alle imprese, pubblicata questa mattina sul sito internet www.unimpresa.it, Ferrara osserva che “si chiude oggi un altro duro anno per l’economia italiana e per le nostre imprese. Nonostante la recessione sia tecnicamente superata, il prodotto interno lordo cresce a un ritmo troppo basso, non soddisfacente: l’Italia deve recuperare circa 13 punti di competitività rispetto agli altri paesi dell’area euro. Come osservato dalla Banca d’Italia, il pil del nostro Paese è ancora inferiore del 6% rispetto a quello del 2008, mentre quello dell’Eurozona, in media, è superiore del 7%”. Si legge ancora nella lettera: “Dalla manovra sui conti pubblici appena approvata dal Parlamento ci aspettavamo di più e siamo rimasti delusi. Abbiamo incalzato il governo, così come la Camera e il Senato, affinché fossero varate misure più efficaci soprattutto per aiutare le micro, piccole e medie imprese. Meno fisco e più credito sono i due pilastri su cui far poggiare lo sviluppo imprenditoriale: il made in Italy ha bisogno di un sistema tributario non oppressivo e di avere maggior sostegno finanziario dall’industria bancaria. Due fattori determinanti per favorire, tra altro, l’internazionalizzazione e lo sviluppo del Mezzogiorno, quest’ultimo indispensabile per tutto il Paese. Una ricetta che sarà al centro del documento programmatico che Unimpresa invierà alle forze politiche in vista della campagna elettorale per le elezioni del prossimo 4 marzo. Il nostro impegno per il 2018 parte proprio dalle proposte per la prossima legislatura con le quali intendiamo suggerire le riforme da varare con urgenza. Documento nel quale troveranno spazio – oltre a suggerimenti in materia di fisco, lavoro, sanità, internazionalizzazione, Mezzogiorno – anche idee innovative per il rilancio del turismo e dello sport”.




Industria: Unimpresa, governo insista con misure per rilancio

“Ci preoccupiamo quando i dati sono negativi e tiriamo un sospiro di sollievo quando i segnali sono positivi. Dunque ci fa piacere notare che la produzione industriale gode di buona salute. Tuttavia, vogliamo utilizzare questa circostanza positiva per lanciare l’ennesimo messaggio al governo di Paolo Gentiloni, affinché nell’ultimo scorcio di questa legislatura trovi il coraggio per insistere con misure di rilancio della crescita economica”. Lo dichiara il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, commentando i dati diffusi oggi dall’Istat. “La legge di bilancio all’esame del Parlamento, che per ora si è rivelata assai deludente, è l’ultimo treno per rilanciare il Paese” continua il presidente di Unimpresa.




Inflazione: Unimpresa, rallentamento è indice di debolezza strutturale

“Il rallentamento dell’inflazione registrato nel mese di novembre è la dimostrazione che l’economia italiana si sta riprendendo, ma è caratterizzata da una debolezza strutturale sempre più preoccupante. Da diversi anni, ormai, superata la fase più acuta della recessione, registriamo sistematicamente indicatori a corrente alternata. Anche per queste ragioni, abbiamo più volte auspicato e chiesto al governo di Paolo Gentiloni di intervenire con maggiore incisività, in particolare, con la legge di bilancio ora all’esame del Parlamento. La manovra sui conti pubblici è purtroppo l’ennesimo contenitore di mance elettorali e non contiene misure volte a rilanciare il nostro Paese. C’è stato poco coraggio, ce ne rammarichiamo” . Così il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, commenta i dati dell’Istat diffusi oggi relativi all’inflazione.




PMI: ACCORDO TRA ENM E UNIMPRESA SUL MICROCREDITO

Firmato oggi a Roma un accordo volto a favorire la cultura della microfinanza tra le micro, piccole e medie imprese italiane. Risorse ad hoc per gli imprenditori tra i 18 e i 29 anni grazie alla Garanzia Giovani. Baccini (Enm): “Avanti con la lotta all’esclusione sociale e finanziaria”. Ferrara (Unimpresa): “Passo fondamentale per il rilancio del made in Italy”.

Roma, 27 novembre 2017. Realizzare programmi di microcredito, sviluppare e diffondere la cultura della microfinanza tra le micro, piccole e medie imprese italiane con un’attenzione particolare all’imprenditoria giovanile. Questi gli obiettivi principali del protocollo d’intesa sottoscritto oggi a Roma tra l’Ente nazionale per il Microcredito (Enm) e Unimpresa, associazione che rappresenta oltre 100mila micro, piccole e medie imprese italiane. L’accordo è stato siglato dal presidente dell’Enm, Mario Baccini e dal presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara.

Secondo l’accordo firmato oggi, che dura tre anni, Unimpresa promuoverà tra gli associati, attraverso le proprie sedi sul terriotrio, le opportunità di sostegno economico, finanziario e di tutoring a microimprese. L’accordo prevede, in particolare, il finanziamento di giovani imprenditori tra i 18 e i 29 anni attraverso la messa a disposizione della Garanzia Giovani. Sono previste pure attività di studio, ricerca e ingegnerizzazione di nuove soluzioni tra gli esperti dell’Enm e quelli di Unimpresa, tra le quali i prodotti microassicurativi specifici per i rischi imprenditoriali dei destinatari dei microcrediti.

Viene istituita una Commissione speciale formata da rappresntanti dell’Enm e di Unimpresa (da due a quatro membri complessivamente) per valutare le iniziative da realizzare, monitorare le attività avviate e definire le modalità di divulgazione dei risultati.
Per quanto riguarda il sostegno alle pmi e il tutoring, è prevista la costituzione di strumenti finanziari di microcredito; si potrà valutare anche la definizione di altri prodotti della microfinanza, quali il microleasing e la microassicurazione. È prevista, poi, l’erogazione di servizi ausiliari, assistenza tecnica, monitoraggio e tutoraggio delle micromprese finanziate, attraverso i modelli di supporto e tutoring messi a punto dall’Enm e già operativi a livello nazionale.
Quanto al finanziamento dei giovani imprenditori, l’Enm favorisce anche la promulgazione degli interventi propri del programma Garanzia Giovani “SELFIEmployment” a coloro che sono esclusi dal mercato del lavoro e non sono in grado di offrire garanzie al sistema del credito tradizionale. Tali misure di finanza pubblica prevedono per i giovani tra i 18 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e che non frequentano regolari corsi di formazione (giovani neet) la possibilità di accesso a microcrediti e microprestiti (di importo compreso tra 5.000 e 50.000 euro) consistenti in un finanziamento agevolato senza interessi e non assistito da nessuna forma di garanzia reale e di firma della durata di 10 anni rimborsabile con rate mensili posticipate.

“Un ulteriore passo in avanti per la lotta alla esclusione sociale e finanziaria. Questo accordo sostiene la rete italiana del Microcredito per sostenere l’occupazione. Grazie a questo accordo strategico importante si afferma una collaborazione importante per aiutare chi non ha garanzie e vuole sviluppare un’impresa e lo può fare grazie anche al supporto della garanzia pubblica e de sistema di tutoraggio ” dichiara il presidente dell’Ente nazionale per il microcredito, Mario Baccini.

“Le micro, piccole e medie imprese italiane hanno bidogno di nuove forme di sostegno per sostenersi e rilanciarsi. Questo accordo, pertanto, fornisce una nuova opportunità ed è una iniziativa che riteniamo importantissima per dare un contributo significativo per la crescita economica. Vorremmo far diventare il microcredito un pilastro per lo sviluppo del made in Italy: questo è un passo fondamentale” dichiara il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara.




Pensioni: Unimpresa, serve scelta equilibrata per lavoratori e aziende

“Serve una scelta equilibrata tra le esigenze delle aziende, che hanno bisogno di rinnovare la forza lavoro, e quella dei lavoratori con lunghissima anzianità, che con l’allungamento progressivo dell’età pensionabile corrono il rischio di venire penalizzati rispetto a chi ha lasciato l’occupazione negli ultimi anni. Certamente, è opportuno evitare l’ennesimo intervento tampone, perché sulla previdenza ci giochiamo il futuro e serve certezza, per tutti”. Lo dichiara il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, alla vigilia del confronto tra governo e sindacati sull’età pensionabile. “Siamo consapevoli del fatto che il tema della previdenza incide pesantemente sulla finanza pubblica, tuttavia non possiamo più tollerare che ogni due o tre anni, ormai ciclicamente, si modifichino le regole del settore. Ciò incide negativamente sulla pianificazione degli investimenti delle imprese e sulla programmazione delle nuove assunzioni” aggiunge Ferrara.




Lavoro: Unimpresa, ora governo dia impulso per assunzioni stabili

“Cala la disoccupazione ed è un buon segnale. Ma i dati vanno guardati fino in fondo e delle stime diffuse oggi dall’Istat emerge che crescono i posti di lavoro a tempo determinato rispetto a quelli a tempo indeterminato.

C’è lavoro, comunque, ma va reso strutturale e questo obiettivo ambizioso si può raggiungere solo se le imprese torneranno a fare investimenti e ad avere, soprattutto, fiducia nel futuro. Un compito, questo, che spetta al governo di Paolo Gentiloni.

Con la legge di bilancio in cantiere l’esecutivo deve dare impulso per assunzioni stabili e lo può fare con misure strutturali volte a far calare il cuneo fiscale a carico delle aziende”.

E’ quanto dichiara il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, commentando i dati diffusi oggi dall’Istat secondo cui il tasso di disoccupazione è calato all’11,2% ad agosto.




Inflazione: Unimpresa, stop settembre conferma incertezze ripresa

 

“Un passetto in avanti e uno indietro. I dati congiunturali, ormai da mesi, ci restituiscono sempre il medesimo quadro, fatto di tinte sempre più fosche.

La frenata dell’inflazione registrata oggi dall’Istat è l’ennesima spia di una ripresa che fatica a imboccare un sentiero certo, una via sicura che porti il Paese davvero fuori dal tunnel di questa infinita crisi.

Per parlare di crescita non possiamo più accontentarci degli zero virgola , perché avremmo bisogno di uno scatto in avanti di peso, mentre il dato Istat di settembre conferma appunto le incertezze di una ripresa che non si vede e soprattutto non è avvertita né dalle famiglie né dalle micro, piccole e medie imprese”.

E’ quanto dichiara il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, commentando di dati diffusi oggi dall’Istat relativo all’andamento dell’indice dei prezzi al consumo.

Secondo Ferrara “questa prossima legge di bilancio non deve essere l’ennesimo contenitore di mance elettorali. Lo sappiamo che con le elezioni dietro l’angolo, la tentazione di riempire la manovra di misure volte a reperire voti è forte. Tuttavia, c’è bisogno di interventi strutturali, a cominciare dall’abbassamento del cuneo fiscale sul lavoro”.




Def: Unimpresa, “buco” da 5 miliardi su stop clausole Iva

Per la disattivazione delle clausole di salvaguardia Iva al momento c’è una mancanza di copertura, ovvero di un “buco”, pari a oltre 5 miliardi di euro.

Per congelare l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto, il governo intende infatti utilizzare deficit aggiuntivo pari allo 0,6% del pil ovvero per 10,3 miliardi.

Tuttavia, il costo totale dell’intervento volto a sterilizzare l’incremento dell’imposta sul valore aggiunto si attesta a quota 15,7 miliardi.

Ne consegue che si registra una differenza di circa 5,4 miliardi: a tanto ammontano i fondi che vanno individuati a stretto giro, se si intende bloccare la crescita di tutte le aliquote Iva, a cominciare da quella ordinaria destinata a salire, in assenza di sterilizzazioni, dal 22% fino al 25%.

E’ quanto segnala il Centro studi di Unimpresa dopo aver analizzato la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza approvata sabato 23 settembre dal consiglio dei ministri.

I sei decimi di deficit aggiuntivo sono calcolati sulla differenza tra il deficit tendenziale a legislazione vigente (pari all’1,0%) e il deficit programmatico, quello cioè fissato come target da raggiungere grazie alle misure che saranno inserite nella prossima legge di bilancio (pari all’1,6%).

Nell’aggiornamento del Def non sono state indicate le misure a copertura dell’attuale gap tra i 10,3 miliardi individuati e i 15,7 miliardi di obiettivo.

La differenza di questi due valori costituisce dunque i confini del “buco” finanziario che il governo è chiamato a colmare per rispettare gli impegni presi e più volte ribaditi.

“Resta il fatto che un intervento in deficit rappresenta comunque una spudorata partita di giro perché crescerà gioco forza il debito e prima o poi il conto, sotto forma di nuove tasse, arriverà sulle tasche dei contribuenti, sia famiglie sia imprese” osserva il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara.




G7: Unimpresa, lavoro torni stella polare dei policy maker

“Il lavoro deve tornare la stella polare di tutti i policy maker a livello internazionale. Tutte le politiche economiche devono essere orientare a incentivare la creazione di nuova occupazione sia attraverso stimoli fiscali diretti alle aziende sia con una migliore pianificazione della spesa pubblica, più orientata a sviluppare infrastrutture attraverso la ripresa degli investimenti in grandi opere pubbliche”. Lo dichiara il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, a commento dei lavori del G7 Industria a Torino e in vista del vertice sul lavoro. “Guardando alle esigenze italiane, auspichiamo un atto di coraggio da parte del governo di Paolo Gentiloni: nei prossimi giorni va confezionata la legge di bilancio ed è la migliore occasione per dare alle imprese italiane, specie quelle più piccole, la speranza di guardare con fiducia al futuro per tornare a investire. Un obiettivo che si raggiunge soltanto con un taglio drastico alle tasse” aggiunge Ferrara.