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Banche: Unimpresa, da 487 grandi aziende 19 miliardi di sofferenze

Il rapporto dell’associazione sui 170,2 miliardi di finanziamenti non ripagati. Ad appena il 4,33% dei clienti (56.322 soggetti, sia imprese sia famiglie, su un totale di 1.301.545 clienti problematici) è riconducibile il 68,58% delle sofferenze bancarie (116,74 miliardi); 18,7 miliardi di sofferenze sono a carico di soli 487 soggetti, lo 0,04% del totale; sul 95,67% dei clienti (più di 1,2 milioni di soggetti), che hanno prestiti da 250 euro a 500.000 euro, pesa solo il 31,42% delle sofferenze (53,4 miliardi). Pucci: “Problema delle sofferenze ancora da risolvere; ora emergono gli errori degli istituti che per anni hanno prestato denaro con criteri evidentemente sballati”.

Le sofferenze delle banche sono legate ai prestiti di importi rilevanti e non rimborsati: in totale, quasi il 70% dei finanziamenti non ripagati da famiglie e imprese si riferisce, infatti, a crediti superiori a 500.000 euro. Sul totale delle sofferenze pari a 170,2 miliardi di euro, 116,7 miliardi sono relativi a finanziamenti oltre il mezzo milione di euro erogati ad appena 56.322 soggetti, il 4,33% dei clienti “problematici” degli istituti; 18,7 miliardi di sofferenze sono a carico di soli 487 soggetti (si tratta di grandi gruppi imprenditoriali), lo 0,04% del totale. Lo rileva il rapporto del Centro studi di Unimpresa “Sofferenze bancarie divise per dimensione dei prestiti” secondo il quale sul 95,67% dei clienti (più di 1 milione di soggetti), che hanno prestiti da 250 euro a 500.000 euro, pesa solo il 31,42% delle sofferenze (53 miliardi).

Secondo l’analisi dell’associazione, basata su dati della Banca d’Italia aggiornati a settembre 2017, il 68,58% delle sofferenze delle banche, cioè 116,7 miliardi su 170,2 miliardi complessivi relativi ad aziende e famiglie, è relativo a finanziamenti superiori a 500.000 euro. Ad appena il 4,33% dei clienti (56.322 soggetti, sia imprese sia famiglie, su un totale di 1.301.545 clienti problematici) è riconducibile il 68,58% delle sofferenze bancarie (116,7 miliardi). Nel dettaglio, 15,03 miliardi di sofferenze (8,83%) si riferiscono a finanziamenti da 500.000 euro a 1 milione, erogati a 25.160 soggetti (1,93%); 24,6 miliardi (14,50%) si riferiscono a prestiti da 1 milione fino a 2,5 milioni, concessi a 18.821 clienti (1,45%); 20,9 miliardi (12,31%) sono relativi a crediti da 2,5 milioni a 5 milioni, erogati a 7.104 clienti (0,55%); 37,2 miliardi (21,89%) si riferiscono a finanziamenti da 5 milioni a 25 milioni, concessi a 4.750 soggetti (0,36%); 18,7 miliardi (11,04%) sono legati a prestiti superiori a 25 milioni erogati a 487 clienti (0,04%).

Meno di un terzo delle sofferenze (31,42%), cioè 53,4 miliardi, è invece legato a finanziamenti di importo minore che vanno da 250 euro a 500.000 euro, concessi a una platea molto vasta di clienti ora in difficoltà, pari a 1.245.223 soggetti (il 95,67% del totale). Nel dettaglio, 5,2 miliardi di sofferenze (3,09%) si riferisce a finanziamenti da 250 euro a 30.000 euro erogati a 825.707 clienti (63,44%); 6,7 miliardi (3,99%) sono relativi a prestiti da 30.000 euro a 75.000 euro concessi a 154.433 soggetti (11,87%); 8,7 miliardi (5,12%) sono relativi a crediti da 75.000 euro a 125.000 euro erogati a 97.895 clienti (7,52%); 18,6 miliardi (10,96%) si riferiscono a finanziamenti da 125.000 euro a 250.000 euro concessi a 120.357 soggetti (9,25%); 14,07 miliardi (8,27%) sono legati a crediti da 250.000 euro a 500.000 euro erogati a 46.821 clienti (3,60%).

Pucci: “Nodo sofferenze andava risolto subito con intervento pubblico”

“Stanno emergono gli errori degli istituti – commenta il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci – che per anni hanno prestato denaro con criteri evidentemente sballati. Anche se nell’ultimo periodo è leggermente calata la montagna di finanziamenti non ripagati, il problema resta ed è gravissimo perché solo apparentemente è una questione che pesa esclusivamente sui bilanci del settore bancario: a pagare il conto, alla fine della giostra, sono le aziende che vedono sistematicamente respinte le domande di finanziamento”. Secondo Pucci “servivano ragionamenti diversi e il nodo delle sofferenze andava risolto rapidamente e con un intervento pubblico. Adesso quel percorso è più complesso ed è più difficile rimettere in moto il motore del credito, pilastro fondamentale per far ripartire l’economia e sperare di portare l’Italia sul sentiero di crescita”.

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